Prima o poi arriva sempre quel momento della vita in cui qualcosa dentro di noi si incrina e quello che credevamo essere un equilibrio perfetto viene improvvisamente meno.
I grandi scossoni della vita sono i momenti migliori per maturare consapevolezza su ciò che non sta funzionando e apportare le dovute correzioni sulla rotta delle nostre vite.Nel post che segue ho deciso di spogliarmi di ogni sovrastruttura e di aprirmi al mondo nella mia interezza; non troverete filtri che abbelliscano o che edulcorino quello che comunemente è inopportuno dire in pubblico.
Il mio è un coming out esistenziale al mondo, che non ha mire di protagonismo ma solo di compromettere una volta per tutte i muri con cui sono solito difendermi e nascondermi; parlo a voi per parlare a me.
Con un pizzico di arroganza decido di testimoniare il mio disagio per spronare a chi mi legge a fare lo stesso; è grazie a chi mi ha tenuto la mano, ascoltato e fatto vedere la propria fragilità che mi sto risollevando.
Come vi ho anticipato sto vivendo un momento di crack emozionale fatto di disconferme di ogni mia artificiosa certezza interiore (affetti a parte).
Ho impiegato almeno due decadi per erigere mura di contenimento che mi mettessero al riparo da giudizi negativi, confronti letali, dalla paura di essere rifiutato, o ritenuto inadatto.
Per tanto tempo mi sono assicurato una sopravvivenza "stabile" e al riparo da scossoni, ma il prezzo da pagare è stato un appiattimento emotivo (leggasi un principio di depressione) e una graduale e progressiva affermazione di un senso di inadeguatezza sempre più difficile da arginare.
Quando passi la vita a proteggerti da tutto quello che ti ha minacciato, che ti potrebbe minacciare , che ti mette, o che addirittura potrebbe metterti ansia, è difficile maturare sicurezza, stima e accettazione di se stessi.
Se eviti tutto ciò che ti spaventa sei tutt'altro che al sicuro, sei in una carcere fatto di certezze contrarie: "sono inadatto a fare questo", "quello mi fa male", "quello mi spaventa", "questo non fa per me"..e via dicendo.
Anno dopo anno ho accumulato una lista di situazioni da evitare e giudizi da temere così vasta, che è' bastata una critica professionale a farmi crollare definitivamente; nel crollo ogni emozione temuta: ansia, paura, rabbia, e tristezza sono esondate rompendo la diga esausta che li conteneva/occultava.
All'improvviso tutto quello che non avevo voluto vedere e affrontare negli anni e che ho sublimato con comportamenti protettivi e ossessivi nella ricerca di standard perfezionistici, mi si è catapultato sotto gli occhi.
Un film dell'orrore. Tutto quello che temevo è stato vomitato fuori dalle mie sinapsi chiedendo di pagare un conto con interessi salatissimi.
Ogni cosa di me è stata messa sotto assedio; non si contano le ferite emotive che mi porto dietro e che evidentemente non ho mai capito, accolto, superato.
Innumerevoli i fronti su cui il giudizio esterno ha fatto breccia facendo sanguinare le mie emozioni: la mia sensibilità, i miei modi gentili, il mio peso, le mie smagliature, la mia omosessualità, la mia timidezza, la mia inadeguatezza di essere un figlio mal riuscito, un istruttore mediocre, un fisioterapista poco performante, un amico poco presente, un essere umano non degno. Ogni paura si è riaffacciata coalizzandosi e bullizzandomi.
DI solito le critiche servono per stimolarti a far meglio ed io ho fatto OSSESSIVAMENTE il meglio che potevo, ma per quanto tu possa sforzarti rimani sempre un umano che compie errori e che inevitabilmente riceve dei feedback non sempre positivi.
Ora mi sembra assurdo ma per il mio sistema, una critica era una minaccia, motivo di vergogna, di scherno e di inadeguatezza. Ogni input ricevuto lo incassavo con dolore e paura che sin da piccolo hanno iniziato a plasmare i miei comportamenti adattivi: fare bene, fare meglio, evitare le cose in cui non splendo, evitare i confronti, cercare di compiacere e tassativamente EVITARE di scontrarsi per non ricevere la condanna ad essere esiliato dalla società (vi ricordo che sono omosessuale, sono stato sovrappeso, timido, impacciato.. provate ad immedesimarmi e capire quanto difficile sia stato coniugare quelle aspettative, con questa società e con la mia natura).
Sin da piccolo nel mio sistema all'arrivo di un input lesivo si rispondeva perfezionando quell'aspetto o scoppiando in pianti e fughe o ancora con abnormi reazioni piene di rabbia e rancore. Vista l'instabilità emotiva che tutto questo mi provocava ho imparato che per vivere bene dovevo prevenire le emozioni perchè le emozioni come la paura, la vergogna e la tristezza erano IL MALE da evitare ad ogni costo. Il male si evita con la perfezione.
Negli anni la lista delle potenziali minacce non ha fatto che aumentare fino a quando non sono crollato, per l'insostenibilità di un modello di vita fantascientifico: vivere senza emozioni negative.
Probabilmente gli affetti meno stretti non si sono accorti di nulla , mentre gli altri hanno forse percepito qualcosa.
Questo perché nonostante provassi quotidianamente terrore, soprattutto la notte quando mi ritrovavo solo con i miei pensieri, la mia preoccupazione principale di tenere la maschera del ragazzo perfetto, del marito forte, del coordinatore responsabile, della persona che tutto può e nulla lo scalfisce mi impediva di tracollare visibilmente.
Tracollare, ammettere la propria fragilità, i propri fallimenti, la propria paura di non essere abbastanza, non è esattamente qualcosa che la società moderna accetta o incentiva a far emergere, soprattutto nell'era dei social.
Belli, felici, realizzati, divertiti, entusiasti, appagati, in sintonia con le sole vibrazioni positive del cosmo, così dobbiamo apparire nella finestra led dei nostri device; non c'è spazio per vergogna, paura, rimpianti, tristezza e men che mai per la depressione, quelle sono anomalie di sistema da tenere nascoste occultate e da non mostrare..
" Cosa penserebbe la gente di me se lo facessi?" "penserebbe che sono matto e che vada evitato; ho la tachicardia al sol pensiero, devo tenere devo tenere e nascondere quella parte di me sennò è la fine,quella prenderà il sopravvento", "sono esausto non ce la faccio piu a tenere 'sta maschera con gli standard a cui mi obbliga, ma se mollo è la fine, sono morto".... Questi i pensieri cataclismici che turbinavano nelle mie sinapsi quando l'insonnia e gli attacchi di panico hanno fatto irruzione nella mia vita.
Negli anni la lista delle potenziali minacce non ha fatto che aumentare fino a quando non sono crollato, per l'insostenibilità di un modello di vita fantascientifico: vivere senza emozioni negative.
Probabilmente gli affetti meno stretti non si sono accorti di nulla , mentre gli altri hanno forse percepito qualcosa.
Questo perché nonostante provassi quotidianamente terrore, soprattutto la notte quando mi ritrovavo solo con i miei pensieri, la mia preoccupazione principale di tenere la maschera del ragazzo perfetto, del marito forte, del coordinatore responsabile, della persona che tutto può e nulla lo scalfisce mi impediva di tracollare visibilmente.
Tracollare, ammettere la propria fragilità, i propri fallimenti, la propria paura di non essere abbastanza, non è esattamente qualcosa che la società moderna accetta o incentiva a far emergere, soprattutto nell'era dei social.
Belli, felici, realizzati, divertiti, entusiasti, appagati, in sintonia con le sole vibrazioni positive del cosmo, così dobbiamo apparire nella finestra led dei nostri device; non c'è spazio per vergogna, paura, rimpianti, tristezza e men che mai per la depressione, quelle sono anomalie di sistema da tenere nascoste occultate e da non mostrare..
" Cosa penserebbe la gente di me se lo facessi?" "penserebbe che sono matto e che vada evitato; ho la tachicardia al sol pensiero, devo tenere devo tenere e nascondere quella parte di me sennò è la fine,quella prenderà il sopravvento", "sono esausto non ce la faccio piu a tenere 'sta maschera con gli standard a cui mi obbliga, ma se mollo è la fine, sono morto".... Questi i pensieri cataclismici che turbinavano nelle mie sinapsi quando l'insonnia e gli attacchi di panico hanno fatto irruzione nella mia vita.
E' come se all'improvviso senza causa apparente, il cemento cerebrale, che teneva coesa l'impalcatura delle mie certezze, la mia visione del mondo, le barriere da non superare, gli standard comportamentali e fisici da rispettare, le aspettative altrui da realizzare, le emozioni negative da evitare ad ogni costo per non sentirmi inadeguato, ha ceduto rovinosamente.
È venuto giù tutto, impastando tutto quello che ormai era diventato un dogma, compresa la speranza di esser degni di vivere su questa terra.
Per mesi ho provato terrore: "come si vive senza tutte quelle regole, con ferite esposte a potenziali attacchi esterni senza piu nemmeno un briciolo di artificiale barriera psichica?" sarà certamente un disastro", "verrò ritenuto inaffidabile, noioso, scomodo, pesante, non degno, da allontanare, sarò solo"... Pensieri come questi impegnavano ogni mia risorsa mentale mentre io continuavo a trattare pazienti, fare piani attività, mentre cucinavo la cena per me e Lolò, mentre andavamo a vedere un film con amici o mentre mi rigiravo con la tachicardia nel letto. "Sono in trappola, non vedo via d'uscita da questo dolore". Disperazione.
Come spiegare, a chi non l'ha mai provata, la paura di non essere all'altezza quando raggiunge quei picchi? Ci provo.
Immaginate di esser spensierati mentre fate una passeggiata in un parco o in un bosco, in un luogo certamente sicuro; all'improvviso fa irruzione nello scenario una creatura temibile, un orso, un cane feroce, uno sciame di api, o uno sconosciuto armato, che procede aggressivo verso di voi.
Capite che ci sono pochissime possibilità di evitare il confronto e che anzi forse quasi sicuramente ci sarà uno scontro.
Ecco che parte la tachicardia, vuoto e stretta allo stomaco, intestino con fitte, sudorazione, azzeramento della salivazione, incertezza di sopravviverne indenni; paura di morire. Paura di vivere.
Solo che a me tutto questo si verificava nel letto di notte, a lavoro, in palestra nei luoghi ritenuti sicuri.
Ora metteteci pure che la vostra mente vi fa sentire tutto questo ma non vi fa vedere la causa, la bestia letale che ti sta minacciando; il risultato è che non sai cosa ti stia succedendo, come reagire, cosa combattere, cosa controllare; il terrore allo stato puro.
Ecco, così ho vissuto per mesi; se sono stato assente, poco comprensivo o poco me stesso ora capirete il motivo.
Non mi dilungherò oltre, sicuramente tornerò a scrivere dei singoli passaggi, delle cause, del come ho realizzato quale fosse la bestia che mi terrorizzava ogni giorno, delle strategie elaborate ed apprese, dell'aiuto ricevuto, della gratitudine di avere amore e splendidi esempi attorno e dei cambiamenti che inevitabili stanno irrompendo e stravolgendo i miei schemi mentali.
Tuttavia prima di chiudere voglio lasciare una chiosa che spieghi la ragione di questa dichiarazione ai quattro venti di qualcosa di cosi intimo.
Sono stufo di interpretare un ruolo, di essere all'altezza di norme, modelli esistenziali che non coincidono con la mia autenticità ma soprattutto con la natura umana. Mi sento "sporco" perché ho nascosto sistematicamente metà della mia persona agli altri e ho alimentato un'immagine pubblica e social sempre "impeccabile". Ho manomesso la mia identità per beccarmi i vostri like e ottenere una vittoria schiacciante dell'Alessandro figo su quello incerto e vulnerabile; ho barato. Barare è l'unica misura che Alessandro sin da piccolo ha saputo disporre per superare le difficoltà; mi sento disonesto nei confronti del mondo ma soprattutto verso me stesso.
Non posso imparare ad accettare una critica aspra ed affrontare le mie paure se prima non rimetto insieme tutti i miei pezzi.
È venuto giù tutto, impastando tutto quello che ormai era diventato un dogma, compresa la speranza di esser degni di vivere su questa terra.
Per mesi ho provato terrore: "come si vive senza tutte quelle regole, con ferite esposte a potenziali attacchi esterni senza piu nemmeno un briciolo di artificiale barriera psichica?" sarà certamente un disastro", "verrò ritenuto inaffidabile, noioso, scomodo, pesante, non degno, da allontanare, sarò solo"... Pensieri come questi impegnavano ogni mia risorsa mentale mentre io continuavo a trattare pazienti, fare piani attività, mentre cucinavo la cena per me e Lolò, mentre andavamo a vedere un film con amici o mentre mi rigiravo con la tachicardia nel letto. "Sono in trappola, non vedo via d'uscita da questo dolore". Disperazione.
Come spiegare, a chi non l'ha mai provata, la paura di non essere all'altezza quando raggiunge quei picchi? Ci provo.
Immaginate di esser spensierati mentre fate una passeggiata in un parco o in un bosco, in un luogo certamente sicuro; all'improvviso fa irruzione nello scenario una creatura temibile, un orso, un cane feroce, uno sciame di api, o uno sconosciuto armato, che procede aggressivo verso di voi.
Capite che ci sono pochissime possibilità di evitare il confronto e che anzi forse quasi sicuramente ci sarà uno scontro.
Ecco che parte la tachicardia, vuoto e stretta allo stomaco, intestino con fitte, sudorazione, azzeramento della salivazione, incertezza di sopravviverne indenni; paura di morire. Paura di vivere.
Solo che a me tutto questo si verificava nel letto di notte, a lavoro, in palestra nei luoghi ritenuti sicuri.
Ora metteteci pure che la vostra mente vi fa sentire tutto questo ma non vi fa vedere la causa, la bestia letale che ti sta minacciando; il risultato è che non sai cosa ti stia succedendo, come reagire, cosa combattere, cosa controllare; il terrore allo stato puro.
Ecco, così ho vissuto per mesi; se sono stato assente, poco comprensivo o poco me stesso ora capirete il motivo.
Non mi dilungherò oltre, sicuramente tornerò a scrivere dei singoli passaggi, delle cause, del come ho realizzato quale fosse la bestia che mi terrorizzava ogni giorno, delle strategie elaborate ed apprese, dell'aiuto ricevuto, della gratitudine di avere amore e splendidi esempi attorno e dei cambiamenti che inevitabili stanno irrompendo e stravolgendo i miei schemi mentali.
Tuttavia prima di chiudere voglio lasciare una chiosa che spieghi la ragione di questa dichiarazione ai quattro venti di qualcosa di cosi intimo.
Sono stufo di interpretare un ruolo, di essere all'altezza di norme, modelli esistenziali che non coincidono con la mia autenticità ma soprattutto con la natura umana. Mi sento "sporco" perché ho nascosto sistematicamente metà della mia persona agli altri e ho alimentato un'immagine pubblica e social sempre "impeccabile". Ho manomesso la mia identità per beccarmi i vostri like e ottenere una vittoria schiacciante dell'Alessandro figo su quello incerto e vulnerabile; ho barato. Barare è l'unica misura che Alessandro sin da piccolo ha saputo disporre per superare le difficoltà; mi sento disonesto nei confronti del mondo ma soprattutto verso me stesso.
Non posso imparare ad accettare una critica aspra ed affrontare le mie paure se prima non rimetto insieme tutti i miei pezzi.
Non posso andare avanti se non accetto la mia vulnerabilità, le mie imperfezioni le mie paure.
Se ciò che non splende non è degno di esistere ed essere visto inevitabilmente vivrò dicotomicamente nascondendo una parte ed esaltandone un'altra; ho fatto questo per 32 anni e non ha funzionato, anzi, mi ha letteralmente consumato.
A questo punto non mi rimane che la scelta più coraggiosa, mettermi a nudo, rincollare tutti i miei pezzi, farveli vedere e attraversare tutta la montagna russa di emozioni che questo comporterà; quando sarò bravo a tollerare i momenti bassi, le emozioni precedentemente messe in esilio e a tenerle incollate a quelle positive in un unico contenitore, bhè forse avrò imparato a non barare al gioco della vita.
Non bisogna essere degli spiritualisti per capire che nelle nostre esistenze non possono esserci solo gioia, felicità ed eventi lieti.
Imparare ad accettare e quindi ad attraversare il buio è il mio (il nostro) obiettivo, per questo ringrazio questo momentaccio che metto a vostra disposizione e mi espongo: "io ho paura e va bene così".
A presto.
Ale
Se ciò che non splende non è degno di esistere ed essere visto inevitabilmente vivrò dicotomicamente nascondendo una parte ed esaltandone un'altra; ho fatto questo per 32 anni e non ha funzionato, anzi, mi ha letteralmente consumato.
A questo punto non mi rimane che la scelta più coraggiosa, mettermi a nudo, rincollare tutti i miei pezzi, farveli vedere e attraversare tutta la montagna russa di emozioni che questo comporterà; quando sarò bravo a tollerare i momenti bassi, le emozioni precedentemente messe in esilio e a tenerle incollate a quelle positive in un unico contenitore, bhè forse avrò imparato a non barare al gioco della vita.
Non bisogna essere degli spiritualisti per capire che nelle nostre esistenze non possono esserci solo gioia, felicità ed eventi lieti.
Imparare ad accettare e quindi ad attraversare il buio è il mio (il nostro) obiettivo, per questo ringrazio questo momentaccio che metto a vostra disposizione e mi espongo: "io ho paura e va bene così".
A presto.
Ale

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